#0 Alisè Tiracrut

Ovvero, il mio alter ego in un’avventura che mi ha portato a Storie Cucite

Ci sono persone che hanno le idee chiare e sin da bambine sanno cosa vogliono diventare da grandi e perseguono con tenacia l’obiettivo; altre lo scoprono un poco più tardi, magari durante l’adolescenza e convinte vanno avanti; altre, infine, sono guidate da un istinto che fa attraversare loro un percorso tortuoso e spesso frustrante, ma comunque non mollano.

C’è una quarta categoria, invece, che magari anche in tenerissima età ha un’intuizione sul proprio destino, di chi è e del dono che le è stato concesso, ma con ostinazione lo nega. E fa di tutto per confermare quanto sia sbagliata quella strada, nonostante la vita la riporti sempre allo stesso punto.

Questa categoria opera verso se stessa un costante e chirurgico sabotaggio che non consente mai di godere appieno dei traguardi ottenuti, del numero di gradini che si è riusciti a salire senza provare la paura della vertigine.

Ecco per lungo tempo ho fatto parte di questa categoria (e ancora ogni tanto ci rientro), sino a quando un giorno ho preso carta e penna e ho cominciato a scrivere brevi testi giocando con le parole. Filastrocche? Poesie? Qualcosa a metà direi.

Fino a quel momento facevo la giornalista e mi occupavo di ufficio stampa, quindi sempre mestieri che avevano a che fare con la scrittura, ma negavo con forza la mia parte creativa e questo scrivere facendo finta di non scrivere, ma giocando, ha in un certo senso agevolato l’inizio di un percorso di consapevolezza.

Così è nato Alisè Tiracrut (anagramma del mio nome) e i testi che ho pubblicato sul blog sino a quel momento. Poi le cose sono andate avanti molto rapidamente: ho aperto una casa editrice, ho accettato di poter fare la scrittrice, ho creato una collana di albi illustrati, I Logogrifi, che in un certo senso è una continuazione del lavoro iniziato con Alisè, e dove pubblichiamo le mie storie scritte a partire da giochi di parole e quelle di altri autori, che amano giocare con parole e figure retoriche.

Perché il rapporto con la scrittura non è sempre sereno, non è sempre disteso e ho pensato che le storie di questa collana potessero aiutare altri bambini a far pace fin da subito con sé stessi e con una pratica, quella della scrittura, essenziale per mantenere salde le coordinate del proprio pensiero, del proprio stare al mondo.

Già perché non tutti dobbiamo diventare scrittori, ma tutti possiamo fare in conti con la nostra necessità di esprimerci liberamente, senza costrizioni, lasciando fluire l’immaginazione e le parole sulla carta. E si può scoprire che tutto questo può avvenire con il sorriso sulle labbra, aprendo la porta al divertimento.

Qualche settimana fa ho deciso di chiudere il blog di Alisè, non me ne occupavo più da tempo, ma ho conservato alcune delle sue storie che pubblico qui su questo sito, per dire grazie ad Alisè e al contributo che ha dato al mio percorso.

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