Il faut déménager

 

Il faut déménager!”, ha esclamato incredula la ragazza alla pari da appena un mese in Italia. Sorseggiava una tisana insieme alla madre della famiglia che la ospita. 

sola_edited-1Appena qualche accenno alla situazione lavorativo-economica nel nostro paese, fra false partite iva, cocopro ancora in vigore per i professionisti, proposte di compensi integralmente o in parte al nero e bassi da vergogna, famiglie con figli che campano grazie al sostegno dei genitori. Poche informazioni, ma son bastate a farle fare un balzo sulla sedia e con indignazione dire che no, in Francia nessun laureato o professionista accetterebbe. Questo ha detto. Ed ha ripetuto più volte, con gli occhi di chi a 20 anni ha ancora tutto da costruire e la certezza di un futuro luminoso, “Il faut déménager! Tre lingue, una laurea, un master e una professione in mano ovunque, o almeno in Francia, varrebbero molto più di 1000 euro al mese!” Davanti a quella tisana, quella sera, c’erano una donna di 35 anni, che da dieci si barcamena nel mondo del lavoro,  e una di 20, certa che il suo futuro da medico in Francia non sarà all’insegna della precarietà e dello sfruttamento. Quella sera davanti a quella tisana, la donna di 35 anni ha provato tutta la frustrazione di aver investito tempo e speranze in un paese che ancora non l’ha ripagata dei suoi sforzi, e forse non lo farà mai, e si è sentita disorientata e indifesa di fronte alla sicurezza di quella giovane. Per un istante avrebbe voluto essere lei l’ospite in transito di un paese che come un vecchio amante ormai perduto, ti aiuta a preparare le valigie, indicandoti la strada per non tornare più.

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